Statali, stipendi più bassi dal 2019. A rischio aumenti e bonus 80 euro. La causa è l’introduzione nei contratti sottoscritti a livello nazionale dell'”elemento perequativo” fino al 31 dicembre 2018

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Per gli statali il 2019 potrebbe rivelarsi un anno di magra: aumenti di stipendio a rischio, così come il bonus di 80 euro per chi supererà i limiti di reddito previsti. Servono almeno 4 miliardi di euro in Legge di Bilancio.

L’aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici è stato al centro di un vero e proprio braccio di ferro nello scorso anno. Il Governo, per mantenere la promessa dell’aumento medio di 85 euro al mese sugli stipendi, ha di fatto introdotto una sorta di bonus temporaneo.

Si tratta dell’elemento perequativo, che consente a chi non raggiunge gli 85 euro di aumento (soprattutto gli statali con stipendi più bassi) di integrare la somma grazie all’erogazione di una somma aggiuntiva, valida per 10 mesi (da marzo a dicembre 2018).

L’elemento perequativo, in sostanza, è stato introdotto nei contratti “Comparto Funzioni Locali” e “Comparto Funzioni Centrali” sottoscritti all’Aran nazionale.

Ecco la vera volontà del governo sui contratti

Svelata, finalmente, la reale volontà di questo Governo regionale relativamente ai rinnovi contrattuali del comparto e della dirigenza regionale.

Nel corso di una trasmissione televisiva (TGS – Cronache Siciliane), trasmessa ieri, l’assessore regionale alla funzione pubblica Bernadette Grasso ha rilasciato alcune dichiarazioni relativamente al rinnovo dei contratti che la dicono lunga sulle reali intenzioni di questo governo regionale in merito al percorso intrapreso tra l’ARAN Sicilia e le OO.SS.

E’ emerso, infatti, che, nonostante le specificità dell’Amministrazione regionale e l’Autonomia stessa della Sicilia, ci sia l’intenzione dell’Esecutivo di applicare pedissequamente il contratto nazionale vanificando, di fatto, gran parte delle rivendicazioni sindacali siciliane nate, appunto, dalla necessità, indifferibile, di ammodernare la macchina amministrativa senza ulteriori ritardi e di superare le stesse criticità dei contratti nazionali che non brillano certo per modello di efficienza e organizzazione del lavoro, anzi!
Ecco, quindi, il vero volto del governo regionale:
NESSUNA RICLASSIFICAZIONE NÉ RIQUALIFICAZIONE (non previste dal contratto nazionale);
NIENTE PIÙ ANTICIPI FAMP che, invece, verrebbero erogati soltanto ai meritevoli (giudicati però
dai loro capiufficio senza altri criteri oggettivi);
RINNOVO DEI CONTRATTI ECONOMICI IN CODA ALLE TRATTATIVE NONOSTANTE ANCHE A
LIVELLO STATALE GLI AUMENTI SIANO STATI EROGATI DA OLTRE UN ANNO;
NESSUNA PROGRESSIONE VERTICALE (perché non prevista dal contratto nazionale);
RECLUTAMENTO, INVECE, DI 400 STAGISTI LAUREATI che faranno il loro ingresso alla Regione
per 18 mesi che, certamente, saranno prorogati più volte un copione ben conosciuto.

TUTTO QUESTO E’ INACCETTABILE OLTRECHE’ PROVOCATORIO: SENZA, INFATTI, LA PREVISIONE DI QUESTI ISTITUTI CONTRATTUALI, TUTTO VIENE RIMESSO IN DISCUSSIONE, ANCHE LA STESSA FUNZIONE DELL’ARAN CHE HA INIZIATO DELLE TRATTATIVE PARZIALI PER LE QUALI NON SAREMMO PIU’ DISPONIBILI.

CHIEDIAMO, QUINDI, UN IMMEDIATO INCONTRO CHIARIFICATORE AL GOVERNO REGIONALE SE VERAMENTE SI VUOLE EVITARE DI RIDESTARE UNA VERTENZA CHE, DATA LA GRAVITA’ DELLE TEMATICHE CHE SI INTENDEREBBERO NEGARE, SFOCIEREBBE, DOPO 12 ANNI DI ATTESE E ASPETTATIVE, NEL RIACUTIZZARSI DI UNA LOTTA SINDACALE A 360 GRADI, FORSE, SENZA PRECEDENTI.

Per scaricare il comunicato clicca sul link che segue https://lnx.codir.it/site/it/?p=11900

TGS. A cronache siciliane, Dario Matranga, Segretario Generale del Cobas-Codir e Bernadette Grasso, Assessore Regionale alla Funzione Pubblica, discutono di contratto e mobilità del personale regionale

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A cronache siciliane, Dario Matranga, Segretario Generale del Cobas-Codir e Bernadette Grasso, Assessore Regionale alla Funzione Pubblica, discutono sullo situazione attuale della Regione Siciliana e fanno il punto sulla trattativa per i rinnovi dei contratti collettivi dei dipendenti regionali, delle società partecipate e degli enti ai quali si applicano i medesimi contratti di lavoro.

Regionali trasferiti d’ufficio alle dighe senza graduatorie, scatta la protesta

Scattano i trasferimenti dei dipendenti regionali alle dighe ma i sindacati insorgono. Le prime unità di personale sarebbero state infatti individuate senza criteri trasparenti, senza graduatorie, in una maniera che rischia di essere fortemente discrezionale. È quanto segnalano Cobas-Codir, Sadirs, Siad e Ugl che chiedono di fermare i trasferimenti e convocare un tavolo “al fine di definire una trasparente e logica assegnazione del personale”.
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Terzo incontro interlocutorio all’Aran, così non ci stiamo

COBAS/CODIR, SADIRS, SIAD e UGL precisano, sin da subito, che si ritengono assolutamente insoddisfatti di queste trattative ad “andamento lento” che non tengono per nulla conto delle aspettative e delle esigenze dei lavoratori regionali che aspettano, ormai da 12 lunghissimi anni, il rinnovo dei contratti di lavoro e una seria riforma delle categorie che consenta all’Amministrazione di essere efficiente e coerente con la missione da portare avanti nei confronti di tutti i cittadini siciliani e con i dipendenti riconoscendo loro finalmente le professionalità svolte.

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PALERMO 03/10/2018
Cobas/Codir, Sadirs, Siad e Ugl, hanno chiesto di mettere prioritariamente all’ordine del giorno il rinnovo del contratto economico, la riclassificazione di tutto il personale in un nuovo sistema classificatorio, il salario accessorio e le progressioni economiche. Registriamo sui temi una parziale disponibilità dell’ARAN che ci appare del tutto insufficiente.
Le sigle sindacali del cartello hanno chiesto, altresì, l’immediata discussione dell’articolo 89 comma 3 (FAMP) per l’anno 2018 apprendendo dall’ARAN che, ancora incredibilmente, il governo regionale non avrebbe deliberato la direttiva necessaria.
Ci riteniamo insoddisfatti di questo andamento e – nel sollecitare il governo regionale a ottemperare immediatamente ad adempiere – esprimiamo grande preoccupazione per eventuali ulteriori comportamenti dilatori da parte del governo o dell’Aran stessa. Tali comportamenti causerebbero ulteriori ritardi ingiustificabili in danno di tutte le legittime aspettative giuridiche ed economiche del personale che potrebbero sfociare nella rottura delle trattative.
Segue comunicato

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536 milioni di euro. È la stima che Gaetano Armao ufficializza dopo un complicato lavoro di limatura con i suoi uffici. Si tratta di un buco nel bilancio corrente: la cifra che, al netto delle somme recuperate, resta in carico alla Regione rispetto agli 880 milioni segnalati dalla Corte dei conti come residui attivi sovrastimati. «Si tratta di una pesante tegola, somme non rilevate da imputare a un errato impianto del governo Crocetta», conferma Musumeci in serata. Somme che costringono la giunta a due mosse. Una è accelerare i disegni di legge (ma forse ce ne sarà uno solo) su assestamento e variazioni di bilancio, che Armao porterà in giunta entro mercoledì.

L’Isola appesa al reddito di cittadinanza In tanti aspettano, ma a chi toccherà?

Si fa presto a dire reddito di cittadinanza, ma bisogna aspettare un altro po’. Quantomeno che arrivino i decreti, con disposizioni precise, nero su bianco, per capire esattamente a chi spetterà, quali saranno i requisiti, quale il meccanismo, come sarà rivoluzionata la rete dei centri per l’impiego la cui riforma è da sempre strettamente legata alla misura di sostegno al reddito. Nel frattempo si possono fare ipotesi, stime, anche se nessuno, neanche i Cinquestelle siciliani, riesce ancora a quantificare la platea di potenziali aventi diritto….continua a leggere su La Sicilia